DA MEISTER ECKHART A MASTER LECCIO PASSANDO PER LA CABALA.

Il Meister (pron. maister in tedesco), Maestro in italiano, nel medioevo era l’appellativo che si dava a quegli uomini detentori di una tale dottrina che con il loro sapere facevano scuola. Una sorta di onorificenza sinonimo di grande stima e valore comprovati. Da quella parola oggi è derivata quella inglese Master ampiamente utilizzata negli anni scorsi, e un pò meno oggi, soprattutto in riferimento a un web master: letteralmente maestro del web, in realtà ideatore e/o realizzatore di un sito internet. O ancora per significare un percorso formativo specializzante performante (in genere succhiasoldi, mi si conceda…). In realtà l’originale significato è andato perduto, ma nulla toglie che l’utilizzo della parola possa essere ancora efficace.
Uno dei più grandi meister (appellato tale al suo tempo) della storia filosofica e teologica è stato Meister Eckhart, considerato un esponente della Mistica (parola utilizzata spesso impropriamente e senza coerenza semantica, che in realtà significa: una realtà nascosta che diventa fine dell’esperienza e conduce all’unione con l’assoluto.)
Di lui scrisse un suo allievo:
«Su ciò (sulla mistica, ndr) vi ha istruito e parlato un amabile maestro e voi non avete compreso. Egli parlava dal punto di vista dell’eternità e voi avete inteso secondo il tempo».
Mi piace parlare in questa nota di Meister Eckhart e della Mistica soprattutto per due motivi:
– contrastare l’ignoranza che esiste intorno al concetto di esperienza mistica, soprattutto perchè di essa al giorno d’oggi se ne è fatto un business senza eguali: si insegue lo zen, il buddhismo, l’induismo, la Cabbala, il sufismo, i culti misterici, il quietismo, fino in certi casi ad approdare all’occultismo, senza minimamente tenere in considerazione la matrice spirituale e mistica del cristianesimo e la sua originalità in materia. Ma questo senza voler fare torto ai veri cultori di tali dottrine che pure ne riconoscono le origini e le contaminazioni col cristianesimo stesso.
– sostenere in maniera ragionata che: tutte le esperienze sensoriali ed emotive che hanno a che fare col trascendente sono intimamente legate alla ricerca dell’uomo della felicità inestinguibile. E’ la sua ricerca dall’inizio dei tempi e continuerà ad essere la ricerca per eccellenza. Salvo casi di masochismo nevrotico e/o psicotico, che pure vanno tenuti in debito rispetto umano.
Meister Eckart, Teresa d’Avila, frère Roger (esponenti cristiani), Ibn Άţā Allāh, Abū l-Qāsim al-Qušayrī (esponenti del sufismo islamico), i mistici buddhisti, gli esponenti della mistica ebraica (la cabala) e così via sono tutti uomini che hanno vissuto e raccontato intorno alla mistica. Ma in primo luogo hanno fatto esperienza dell’umano che si eleva; e elevandosi vive l’inesplicabile e l’irragionevole.
Troppe volte l’ignoranza su questi temi ha creato e crea delle vere e proprie castrazioni di personalità. Perchè può accadere che ricercare ciò che ci fa felici e contemporaneamente non avere chiarezza su temi delicati quali la vita, la morte, il futuro, il destino, il dolore, la responsabilità personale, l’eternità possa indurre a: consultare cartomanti, chiromanti, maghi delle stelle, maghi bianchi, maghi neri, manipolatori della coscienza, mettersi in contatto con spiriti, osannare la death music, festeggiare gli spettri (inneggiati anche loro quasi fossero angeli della salvezza e della vita). Per poi ritrovarsi col panico che ti spacca il cervello, cercando le filosofie dell’oriente come via di salvezza (ignorando completamente cos’è l’oriente, l’occidente, il bello estatico, la via dell’unità e così via), pagando i santoni per fare training autogeno nel fine settimana o anche chiedendo asilo politico nelle chiese per ripulirsi la coscienza di qualcosa.
Continuiamo a credere che la felicità sia una questione di fortuna o qualcosa che qualcuno può darci come pane e latte in un paniere. O ci rifiutiamo di crederci ancora.
Avere il proprio orientamento interiore è giusto e legittimo, ma io credo che se si sposa una filosofia a scapito di un’altra bisogna avere almeno la buona volontà di indagare l’una e l’altra.
Chi indaga avrà sempre sufficiente forza interiore e avrà sempre scelta.

Tutto questo per dire a Master Leccio quanto è intriso di carisma il suo nome…

Ad Maiora!

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