Archivi del mese: febbraio 2010

JE ME SOUVIENS

Ci sono ricordi che la memoria evoca con maggiore facilità di altri. Sono quei ricordi custoditi dentro scrigni preziosi, come per preservarne il valore. Immagini, suoni, odori, memorie tattili e gustative che se svelati a chicchessia perderebbero di significato e pregnanza. Oggi me ne viene in mente uno della mia infanzia che tanto rafforza la mia sfera interiore e ancora la smuove, la alimenta, tocca le corde dell’immaginazione e scuote le viscere.
Da piccola avevo diverse edizioni del Pinocchio di Collodi, gli adulti della mia famiglia facevano a gara per leggermene un pezzo la sera, prima che io mi addormentassi. Avevo due veri burattini di legno: uno grande e uno piccolo. Col film di Comencini credo di aver pianto parecchio e ancora adesso rivederlo mi commuove fino nella pancia. 

Pinocchio è il sogno di un padre che da un legno da catasta (neanche un legno pregiato) voleva ottenere un figlio. Pinocchio è l’innocenza dell’infanzia ingenua e con la voglia di cose facili. Pinocchio è la voglia di sicurezze affettive da chiunque. Pinocchio è la voglia di libertà che ti fa finire in mezzo al mare nella pancia della balena. Pinocchio è non ascoltare le cose sensate dettate da chi ti vuol proteggere. Pinocchio è vendere i libri di scuola per andare al luna park. Io da bambina ero come Pinocchio. Dicevo tante bugie quante ne diceva lui. Ma avevo come lui il gusto mai sazio dell’avventura, del rocambolesco, in bici, per le campagne, sul treno fin da piccolissima.
Oggi ho tirato fuori dallo scrigno della memoria questo ricordo particolare e ho provato a rivedere il senso di ciò che sono. Quello che ne è venuto fuori è questo. Un personalissimo incoraggiamento a tutti coloro che hanno momentaneamente smarrito il gusto del sorriso.

1. QUANDO SEI NATO TUTTI ERANO FIERI E ORGOGLIOSI DI TE. FACEVANO A GARA PER DETENERE IL PRIMATO DI COCCOLE A TUO RIGUARDO. AVREBBERO VENDUTO LA MACCHINA O SI SAREBBERO FINTI IMBECILLI PER UN TUO SORRISO. PENSA UN PO’ CHE VALORE AVEVI PER CIASCUNO DI LORO.

2. PRIMA CHE INIZIASSI A CAMMINARE SI ERA FORMATO UN COMITATO A TUO FAVORE. TUTTI CREDEVANO NELLE TUA GAMBE E NELLE TUE CAPACITA’ D’EQUILIBRIO. SE CE L’HAI FATTA A METTERTI IN PIEDI ALLORA CHE NON NE AVEVI UN’IDEA, A MAGGIOR RAGIONE CE LA PUOI FARE OGGI CHE NE HAI GIA’ ESPERIENZA.

3. QUANDO HAI TIRATO IL PRIMO CALCIO A UN PALLONE IN STRADA E HAI COMINCIATO A ROMPERE VETRI, QUANDO HAI SPERIMENTATO LA BREZZA DEL PRIMO VOLO IN BICI A DUE RUOTE (E NON PIU’ A 4) E LA GODURIA DELLE GINOCCHIA GRONDANTI SANGUE ALLA FINE DEL VOLO, LA PRIMA VOLTA CHE HAI PRESO LA MATITA E BUTTATO GIù UN PASTROCCHIO E QUANDO HAI POI PRESO ANCHE LA PENNA E SCRITTO QUELLA VOCALE TUTTA FUORI DAL RIGO: QUELLE TUE PRIME VOLTE HANNO GENERATO UN VORTICE DI ARMONIA INNOVATIVA IN TUTTO L’UNIVERSO. IL TUO SECONDO INGRESSO TRIONFALE NELLA VITA DOPO LA NASCITA.

4. UN GIORNO HAI SCOPERTO UNA COSA CHE TI HA FATTO SENTIRE POTENTE E INCREDIBILMENTE VIVO: E’ STATO ILGIORNO IN CUI HAI SCOPERTO CHE ESISTE L’AMORE, LA MUSICA, LA PASSIONE CEREBRALE E FISICA, GLI AMICI, I GENITORI (ROMPIBALLE E AFFINI), LA GANGIA, LA VELOCITA’. UN GIORNO HAI SCOPERTO CHE ESSERE GRANDI NE VALEVA LA PENA.

5. HAI LA POSSIBILITA’ DI GODERE DI CIBO E SONNO, TECNOLOGIA E ARTE, MARE E MONTAGNA, FIUME E MARE, PUOI ANDARE IN FONDO AL MARE E VOLARE SU NEL CIELO, PUOI ANDARE IN SNOWBOARD E FARE SURF, PUOI GUARDARE LA PARTITA IN TV O SCANNARTI CON GLI AMICI A CALCETTO, PUOI ANDARE AI CONCERTI E E CREARE LA TUA MUSICA, PUOI GIOCARE A PES CON GLI AMICI TUTTA LA NOTTE E BERE BIRRA INONDANDO L’UNIVERSO DI PIPI’, PUOI PARLARE DI POLITICA E DI INGIUSTIZIE SUL LAVORO, PUOI MANIFESTARE I TUOI DISSENSI, PUOI DANZARE, FARE CAPRIOLE, CANTARE, USARE LE MANI, I PIEDI: PER FARE TUTTO CIO’ IL RESPIRO TI BASTA SEMPRE, TI AVANZA E TI SUPERCHIA.

Foto: Officina di idee.

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POSTULATI DELLA RAGIONE

Quando venne la televisione, il primo a metterla fu il mio fidanzato, il macellaio, tutta Ca’ Tarino voleva andare a casa sua a vederla, ma lui sceglieva, invitava i miei genitori, così andavo anch’io e così ci siamo fidanzati, al buio lui mi metteva una mano sulle ginocchia, poi saliva su, e appena ha potuto mi ha chiesto se ero vergine, io con quella mano sulle gambe e mia madre vicina m’infastidivo e gli ho risposto di sì, per prenderlo in giro: ero stata proprio ad aspettare lui.

Incipit di TRADITORI DI TUTTI, Scerbanenco, 1966

LA VERITA’ E’ SEMPRE LA PIU’ SEMPLICE

Ogni tanto alla Storia viene il singhiozzo e così capita che arriva il giorno che nasce un uomo che puntualmente sarà accusato d’essere un sobillatore. Ovvero, battuta d’arresto, sovversione di un fenomeno dato per certo, caduta di un assioma (o anche più di uno), dove per assioma intendiamo un discorso incontrovertibile (per Aristotele un assioma era un principio vero e intoccabile). Questo giorno fu nel lontano 1295 (o intorno a quella data, non si sa con precisione): nacque un tale William (Guglielmo per i latini) nella terra d’Inghilterra. La storia della filosofia lo ricorda come doctor invincibilis, ma la Chiesa Cattolica se lo ricorda come una pecora nera. Sta di fatto che era una mente sublime della logica. A quell’epoca gli studiosi si occupavano fondamentalmente di Teologia e di Filosofia. William si toglie subito dall’impiccio: credeva infatti che la Filosofia fosse una materia fin troppo ricca, a patto, pero’, di non perdere tempo con la Teologia (pur essendo frate francescano!!!).
Come dire che la Filosofia e la Teologia erano per Guglielmo due modi diversi di concepire la vita, oltretutto divisi da un fossato invalicabile.
Guglielmo d’Ockham, un giorno, rivolgendosi a papa Giovanni XXII, gli inviò il seguente messaggio: “Se leggi con attenzione la vita di san Francesco ti renderai conto di cosa vuol dire vivere da autentico cristiano. Non come te, papa inverecondo, che sguazzi dalla mattina alla sera in mezzo ai velluti e ai gioielli dei tuoi salotti!”. Convocato a causa di questa frase ad Avignone nel 1324, si fece prima quattro anni di clausura in un convento, per poi scapparsene giusto in tempo il giorno prima del processo. Rifugiatosi, infine, presso Ludovico il Bavaro, pare che si sia presentato all’imperatore dicendo: “Tu difendimi con la spada e io ti difenderò con la penna!”. Nel frattempo, però, il Papa aveva nominato una commissione di sei alti prelati che in men che non si dica stilarono contro di lui un’accusa di vilipendio articolata in cinquantuno imputazioni. Col vilipendio, all’epoca, c’era poco da scherzare: era quanto di peggio poteva capitare a una persona. Nella migliore delle ipotesi si rischiava l’ergastolo, altrimenti si veniva bruciati vivi sulla pubblica piazza.
Ora, oltre a dire la verità dei costumi al papa, William ha fatto di peggio. La storia della logica lo ricorda infatti come colui che ha formulato questo modo di pensare: ” E basta con tutta questa speculazione a tutti i costi su ogni argomento!!!…”
Altrimenti detto con tre sue frasi:
1. « Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem. »
« Non moltiplicare gli elementi più del necessario. »

2. « Pluralitas non est ponenda sine necessitate. »

« Non considerare la pluralità se non è necessario. »

3. « Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora. »

« È inutile fare con più ciò che si può fare con meno. »


OVVERO:
“A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta” Il rasoio di Ockham
(Ockham’s razor)


E’ inutile formulare più assunzioni di quelle strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno: il rasoio di Ockham propone di scegliere, tra le molteplici cause, quella che spiega in modo più semplice l’evento. E questo rimane ancora oggi la chiave di volta del problem solving a tutti i livelli.

PEDAGOGIA DELLA CREATIVITA’

“Maria Montessori credeva che i consueti metodi pedagogici fossero irrazionali in quanto tendenti a reprimere le potenzialità del bambino, invece di essere d’ausilio nel farle emergere ed in seguito sviluppare.
Ecco quindi l’educazione dei sensi come momento preparatorio per lo sviluppo dell’intelligenza perchè l’educazione del bambino, allo stesso modo di quella del bambino psichico, deve far leva sulla sensibilità, in quanto la psiche dell’uno e dell’altro è tutta sensibilità.
L’obiettivo della Montessori era l’educazione del bambino all’autocorrezione e al controllo dell’errore, senza che ci sia bisogno dell’intervento dell’educatrice.
Il bambino va lasciato libero nella scelta dei materiali educativo/ludici con il quale vuole esercitarsi. Tutto quindi deve scaturire dall’interesse spontaneo del bambino, cosicchè l’educazione divenga un processo di auto-educazione ed auto-controllo.

Il suo pensiero identifica il bambino come essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali (come l’amore). Se l’adulto ha compresso dentro di sé queste energie creative, avrà la tendenza a reprimere la personalità del bambino e può accadere che lo costringa a vivere in un ambiente di altra misura con ritmi di vita innaturali.

Il principio fondamentale deve essere la libertà dell’allievo, poiché solo la libertà favorisce la creatività del bambino già presente nella sua natura. Dalla libertà deve emergere la disciplina. Un individuo disciplinato è capace di regolarsi da solo quando sarà necessario seguire delle regole di vita.”

Ho ritrovato questi appunti tra fogli sparsi nei miei libri di pedagogia, cercando in realtà materiale sul substrato della creatività. La Montessori fu peraltro la prima donna medico psichiatra in un mondo accademico che all’inizio del secolo era del tutto maschile. La prima e una rivoluzionaria. Lunga vita all’ingegno femminile, dunque!
Personalmente a livello d’istruzione ho avuto la fortuna di nascere da due genitori che hanno fatto di tutto per offrirmi una prepararazione a 360°. Fin da piccola mi hanno lasciato viaggiare senza di loro (con degli educatori di fiducia ovviamente), a otto anni possedevo già il mio pianoforte e avevo un maestro privato a disposizione. Ricordo che quando qualcuno mi chiedeva cosa volessi in dono, io chiedevo sempre penne, matite, colori. Ho potuto spaziare su molti fronti e ho potuto coltivare molti interessi. Avevo libri di ogni materia, che peraltro raccoglievo anche dai cassonetti (ebbene sì, esistono dei folli che buttano i libri).
Oggi son convinta che la creatività è un posto fisico e mentale che possiamo possedere sin da piccoli, una zona franca in cui possiamo essere noi stessi, un orto fertilissimo dove possiamo portare i nostri strumenti e far fruttare ciò che più ci piace. Il bambino lasciato libero di giocare, che si può relazionare anche al di fuori della propria cerchia familiare, a cui è stato permesso di scorrazzare liberamente nei campi, di rincorrere un pallone, le cui orecchie hanno sentito presto la musica, in potenza è una sorgente creativa. Se peraltro viene educato alla tutela del proprio e altrui rispetto, da grande inevitabilmente sarà una mente ingegnosa e una persona affidabile.

Foto: enzafasano.com


DISEGNAMI L’ENTUSIASMO!

“Disegnami l’entusiasmo.” – disse la bambina.
E lui si fermò, come si può fermare chi viene disarmato di ogni logica causalistica.
Ma non perse la speranza e il coraggio di poter spiegare a una bambina una cosa così straordinaria come l’entusiasmo. Come si può spiegare la divinità che entra in te e fa uscire il meglio di te? Come si può raccontare quel meraviglioso trapasso del soffio di vita dall’alto verso il basso, dal fuori verso il dentro e viceversa?
“Disegnami l’entusiasmo! – disse di nuovo la bambina, con gli occhi lucidi di desiderio
“Hai mai visto le onde del mare?”
“Si.” – disse lei
“Hai mai visto il vento?”
“No.” – disse lei incuriosita.
“Non potresti vedere le onde se non ci fosse il vento. Non ci sarebbero le onde se non ci fosse il vento.”
“Cos’è il vento?” – disse lei.
“Il vento è ciò che muove le cose della terra. Il vento non si riesce a disegnare, ma sappiamo che c’è perchè lui crea il movimento di tante cose. Il vento è l’entusiasmo della terra, l’entusiasmo del mare che vuol raccontare la sua storia con la terra e col cielo, l’entusiasmo degli uccelli in volo nelle loro coreografie sempre nuove, l’entusiasmo del sole che arriva più in fretta sopra la nostra pelle e non brucia, l’entusiasmo della danza dei pollini a primavera.”
“Il vento non si ferma mai?” – chiese la bambina.
“Mai!”
“Perchè?”
“Perchè il vento è il respiro della terra. Se qualcuno ci tappa il naso e la bocca, soffochiamo. Se fermiamo il vento, la terra soffoca. La terra fa i sogni, esprime i desideri e il vento muove le cose perchè i sogni si avverino. Questo è dunque l’entusiasmo: la terra e il cielo sognano e il vento fa sì che i loro sogni si realizzino. Tu hai dei sogni e il tuo entusiasmo te li fa realizzare.”

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.


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