SBIRULINO SI STRUCCA

Ci sono coppie nella storia che hanno senso e significato solo grazie all’altro e viceversa. Giulietta e Federico. Franca e Dario. Sandra e Raimondo. E noi le abbiamo conosciute come un tutt’uno, un unicum di bellezza. La loro forza era nel due che sono uno, nella fusione, nella cooperazione. Il male al petto che sento è sempre di uguale intensità quando questi straordinari esempi di vita in qualche modo scompaiono da questo mondo fenomenico.
Mi pare di vederlo il piccolo sbirulino che depone i vestiti sulla sedia e lentamente si porta davanti allo specchio del camerino, con le luci basse e un tango d’addio silente a fargli da sottofondo. E davanti allo specchio per l’ultima volta toglie il trucco con le lacrime. Con lacrime piene di storia.
Non c’è un male peggiore dell’addio all’amato. In ogni situazione. A 15 anni lo avevo già scoperto. Forse anche grazie alle parole di Oriana.
“La morte di un amore è come la morte d’una persona amata. Lascia lo stesso strazio, lo stesso vuoto, lo stesso rifiuto di rassegnarti a quel vuoto. Perfino se l’hai attesa, causata, voluta per autodifesa o buonsenso o bisogno di libertà, quando arriva ti senti invalido. Mutilato. Ti sembra d’essere rimasto con un occhio solo, un orecchio solo, un polmone solo, un braccio solo, una gamba sola, il cervello dimezzato, e non fai che invocare la metà perduta di te stesso: colui o colei con cui ti sentivi intero.  E sull’anima rimane uno sfregio che la imbruttisce, un livido nero che la deturpa e ti accorgi di non essere più quello o quella che eri prima del lutto. La tua energia si è infiacchita, la tua curiosità si è affievolita e la tua fiducia nel futuro s’è spenta . Ecco perchè, anche se un amore langue senza rimedio, lo curi e ti sforzi di guarirlo. Ecco perchè, anche se in stato di coma boccheggia, cerchi di rinviare l’istante in cui esalerà l’ultimo respiro: lo trattieni e in silenzio lo supplichi di vivere ancora un giorno, un’ora, un minuto. Ecco infine perchè, anche quando smette di respirare, esiti a seppellirlo o addirittura tenti di resuscitarlo. ”
O. Fallaci “INSCIALLAH”
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