Scirocco

Ho un vivo ricordo di quelle notti salentine caratterizzate dall’afa, dai letti bollenti, dai pavimenti sprigionanti calore. Tenere il balcone aperto, passeggiare in strada o raggiungere il mare sembrava essere l’estrema ratio per trovare un’aria più fresca, una scappatoia momentanea. Il calore del sud Italia è così: pervasivo, inquietante, duraturo. Somiglia molto a quelle passioni che avresti fatto meglio a consumare prima che lo scirocco stendesse la sua coperta di fuoco, quasi sabbia invischiata sull’anima. C’è un tale che sento urlare in lontananza, una povera vittima del caldo; o forse un teatrante esausto. O forse un protagonista televisivo surreale, pronto a urlare la sua ultima filippica.

Il fatto è che non si può stare nel sud Italia senza provare quella sensazione disarmante dell’imminente e del già successo. Quella volontà di libertà che si può provare in modo speciale qui. E che pure è impossibile vivere a causa della gente affacciata alle finestre, quelle finestre perennemente aperte anche quando, nell’ora più calda del giorno, sembrano chiuse per proibire al calore di penetrare. Non puoi passare invisibile da una strada all’altra senza che si sappia di te. Che tu abbia una semplice borsa a tracolla piuttosto che una busta piena di frutta. Sapranno in molti chi sei, dove vivi e dove speri di andare. Perchè mentire alla gente del Sud è impresa disperata. Ci rovina la mancanza di coraggio, il conformismo, la paura del giudizio. Ed è peggio se sei una donna. E’ una condanna subdola velata di consenso.

Mi spiego meglio.

La psicologia la chiamerebbe desiderio di partecipazione, potenza del comprendere, del capire, sapienza affettiva. Una donna del sud ha molti volti a seconda del suo livello di consapevolezza. Il male più diffuso qui è il senso di colpa, perché per quanto tu faccia non basta mai. Una donna del sud lavora senza percepire stipendio e non si lamenta mai. Non parlo ovviamente di quelle donnette da quattro soldi diffuse in tutto il mondo, ipocondriache per definizione e incontentabili in quanto depresse. No, parlo di quelle donne fondanti società matriarcali che però sono sempre all’ombra di un uomo che da solo nulla sarebbe in grado di fare. Donne con otto braccia, otto occhi, 10 gambe, mani instancabili e nulla in banca, perchè per amore hanno scelto di consacrare se stesse al proprio marito e ai propri figli. Donne che sanno guidare, ma che non conoscono la strada del relax, donne che sono orgogliose dei propri figli, ma con figli irriconoscenti e incapaci di farsi due spaghetti. Donne che la vanità la conservano come un dono gentile, ma che si sanno sporcare le unghie di terra per tirare fuori il cibo più nutriente perchè i propri cari crescano forti.

La mia bisnonna percorreva chilometri ogni mattina per recarsi alla fabbrica del tabacco, senza scarpe. Poi tornava a casa e curava i figli e di notte tesseva all’uncinetto coperte per l’inverno. Mai un lamento, mai un dolore. Chissà se ha mai avuto la corte di qualche altro uomo dopo che a 24 anni è rimasta vedova. Credo di sì, era molto bella, ma il sistema societario in cui viveva le impediva la libertà di espressione delle emozioni. Tutto era sottomesso all’uomo; e se l’uomo veniva meno l’alternativa era la clausura della propria interiorità. Pena la lapidazione collettiva.

Il sud è un luogo meraviglioso dove ritemprare l’anima e rinverdire la creatività. Ma maledizione! Che società chiusa, sottoposta, terribilmente maschilista!

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