Impresa 2.0: il futuro è nelle proprie radici.

“Io mi trovo a rappresentare un raggruppamento trasversale di circa 2000 persone che sono accomunate da due principali fattori: l’essere imprenditori artigiani e l’essere giovani, un fatto quest’ultimo, non solo anagrafico ma che implica profonde sintonie culturali e sociali. 

Siamo 2000 persone nate dal ’70 in avanti, figli della società dell’immagine e dell’informazione, cresciuti con i cartoni animati e le sit-com, gli spot pubblicitari e i videogame. Molti di noi all’università avevano già pc e telefonini, siamo quelli che se ci viene un dubbio consultiamo wikipedia, quelli che scaricano le guide turistiche sul palmare, quelli che usano le emoticon per manifestare il proprio umore… quelli che sono peer di un network, soggetti che coniugano alla perfezione il lato individuale e quello sociale, l’essere persone e al contempo far parte di molteplici reti sociali.
Ma siamo anche quelli che più direttamente stanno toccando con mano la fragilità del sistema economico attuale, la beffa dell’illusione dell’abbondanza infinita, la precarietà.

Per questo oggi più che mai siamo chiamati a ridefinire il nostro modello economico, a ricostruire un futuro diverso, fondato su un tipo di sviluppo sostenibile. 

A Ravenna tutti noi, giovani e meno giovani, abbiamo un’opportunità, che non possiamo lasciarci sfuggire, abbiamo la possibilità di farci conoscere a livello globale, la possibilità di rivivere un periodo d’oro, di ritornare ad essere capitale dell’impero; l’impero da conquistare oggi è diverso e va conquistato con armi diverse.

Le parole d’ordine sono rete (intesa come rete internet e come network) e glocalizzazione intesa come promozione del territorio tutto attraverso strumenti e concetti innovativi, promozione globale del locale.
Se vogliamo diventare capitale della cultura non solo a parole ma di fatto dobbiamo saper comunicare il nostro patrimonio culturale a 360 gradi e per farlo è indispensabile l’utilizzo di mezzi all’avanguardia
Dobbiamo essere su internet con soluzioni attraenti e coinvolgenti per instaurare il primo contatto con il visitatore, e nello stesso tempo creare sul territorio dispositivi user-friendly che arricchiscano l’esperienza del visitatore, dobbiamo interpretare le sue esigenze e rispondere alle sue domande,

Se oggi, e sempre più in futuro, vogliamo affascinare appassionare e fare innamorare di noi occorre dotarsi di linguaggi e strumenti per farci ricordare, taggare ed entrare nelle case come amico di cui parlare agli amici.

Nello specifico noi come azienda insieme ad altre 2 imprese giovani artigiane di Ravenna (Intera e Pixart – Touch Window) stiamo mettendo a punto una proposta molto ambiziosa per la valorizzazione e promozione del territorio. Un progetto che ha come fine ultimo quello di mettere a sistema patrimonio, competenze, conoscenze, rendendole accessibili tramite sistemi di fruizione avanzata, tramite lo stato dell’arte di devices e tecnologie touch e immersive.
Il sistema a cui pensiamo non è fatto solo di nuove tecnologie, le nuove tecnologie sono il mezzo, ma sono tanti gli attori che devono nutrire di contenuti il mezzo, inventare nuovi paradigmi di fruizione, suggerire come veicolare le informazioni
Questo sistema può diventare un vero e proprio modello economico che coinvolge enti, istituzioni, università, aziende, cittadini, operatori turistici e ricettività ed è qui che entra in campo il concetto di rete, intesa come network di relazioni, come interazione perfetta tra le competenze che ogni attore ha.

Mi voglio soffermare sul concetto di rete perchè è indubbiamente un concetto sul quale si comincia a puntare molto e sul quale ritengo si punterà sempre più in futuro. Quest’anno ad esempio a livello regionale è uscito un bando per l’erogazione di consistenti risorse al fine di finanziare i progetti di rete, e questo non è un caso… come non è un caso la recente nascita del Romagna Creative District. Ci tengo a citarlo e aprire una piccola parentesi per descrivere questo network. Ci tengo non tanto perchè come società noi Panebarco siamo direttamente coinvolti (in quanto creativi e in quanto partner tecnici) così come è coinvolto il settore Comunicazione di CNA Ravenna e CNA Forlì, ci tengo a citarla anche e soprattutto perchè ritengo che gli ingredienti alla base dell’rcd siano etici, sostenibili e non solo di riflesso produttivi, ci tengo perchè esempi come questi devono essere di diritto il nuovo motore economico della nostra società.

Il Romagna Creative District è una rete costituitasi dal basso, lanciata grazie all’intuizione di un’esplosiva manager della creatività, Barbara Longiardi, e di una brillante e innovativa funzionaria CNA, Barbara Casadei.

La rete si è costituita su internet nel 2008, a marzo, e in poche settimane ha raggiunto i 530 membri dandosi un primo appuntamento, il 9 maggio 2008, un evento che è stato un vero e proprio successo di pubblico e di idee creative; c’è stato un secondo appuntamento, questa volta invernale a gennaio 2010, in cui si è fatto un po’ il punto sulla figura dei creativi e soprattutto sul loro ruolo nella glocalizzazione del territorio. Adesso si è anche costituito un nutrito gruppo operativo che sta pianificando le attività da svolgersi di qui a tre anni e nel breve periodo sta organizzando un incontro ad ottobre, presso Ortofabbrica (un contest sulla creatività sostenibile ideato da Angelo Grassi – tra l’altro vi invito a diffondere la voce perchè sono aperte le iscrizioni per inviare la propria idea creativa). Il RCD è tante cose, difficile definirlo in due parole, è un social business network che mette in contatto potenzialmente tutti i creativi della Romagna, nei loro interessi individuali ma anche e soprattutto nell’interesse della comunità, perchè un territorio in cui la classe creativa poggia su una rete di interconnessioni solide e fitte è un sistema che funziona, che produce, che fa parlare di sé.

Riassumendo per Ravenna Capitale servono secondo me operazioni che creino un network, una rete funzionale allargata il più possibile, servono mezzi innovativi per essere al passo coi tempi…
Serve anche un altro elemento, serve la consapevolezza di tutti noi ravennati che cultura non vuol dire solo patrimonio artistico e beni culturali, e qui apro una parentesi facendo una riflessione sul termine cultura e su cosa noi giovani mettiamo nel contenitore cultura.

Cultura deve essere intesa non solo nel senso classico del termine, ci vuole una cultura a 360 gradi una cultura che è quindi anche d’impresa, dobbiamo dare voce e spazio a quell’antica cultura che coniuga sapere e saper fare, la cultura della fatica di sporcarsi le mani tutti i giorni con i problemi di gestire un’impresa.
L’impresa e l’autoimprenditorialità devono essere rivisti come valori e come strumenti per superare la precarietà che caratterizza questa società in termini di contratti di lavoro e di lavoro che manca per i giovani.
Ed ecco l’impegno dei giovani imprenditori ad entrare nelle scuole con la voglia di trasmettere con un linguaggio fresco, stimoli e idee, la voglia di aprire gli orizzonti, giovani che parlano ai giovani e insieme forgiano il futuro.
Impresa – scuola – università una catena del valore biunivoca che deve arricchire i vari componenti. Un sistema impresa che deve trovare sul territorio le risposte in termini di formazione professionale ai vari livelli, ma anche un sistema formativo, universitario e di ricerca in grado di lavorare per le imprese in modo imprenditoriale.

Capitale della cultura anche dal punto di vista sociale, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti che possono essere d’aiuto alla vita lavorativa dei giovani in particolare. Sì perchè anche i giovani fortunati che hanno il lavoro, si trovano a fronteggiare difficoltà per poter mettere su famiglia ad esempio. E allora cultura è anche sviluppare e sostenere alcuni servizi come ad esempio gli asili e comunque le strutture di accoglienza dei figli anche nei momenti pre e post scuola, servizi di assistenza per le persone anziane, sia attraverso possibilità di assistenza domiciliare che attraverso la presenza di strutture di accoglienza permanenti o anche temporanee, servizi per chi lavora ma anche opportunità imprenditoriali per avviare nuove attività.
Ravenna è già un posto dove si vive bene, e tale deve rimanere, considerando cmq che spazi per il miglioramento ci sono sempre ovviamente.

Ravenna Capitale diventa quindi anche un’occasione per trasmettere un messaggio più profondo della semplice apparenza legata a quello che Ravenna è stata, un messaggio che guarda oltre e ci apre al mondo e al futuro.
Io guardo a Ravenna Capitale come l’obiettivo per il 2019 e al contempo come punto di partenza per inaugurare un nuovo modello economico che si rifletta e coinvolga trasversalmente un po’ tutto il tessuto sociale.

È una sfida, una sfida per tutti, una sfida in cui ai giovani imprenditori artigiani deve essere riconosciuto un ruolo chiave perché oggi più che mai c’è bisogno di quell’equilibrato connubio tra l’antico saper fare delle botteghe rinascimentali e lo sguardo entusiasta e curioso rivolto verso il futuro e l’innovazione”

*Discorso di Marianna Panebarco (Pres. CNA Giovani Imprenditori e partner di Romagna Creative District al convegno tenutosi a Ravenna il 7 giugno 2010 tra imprenditori e istituzioni per analizzare le proposte di CNA per la promozione di Ravenna come Capitale della cultura per il 2019.
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