Emozioni senza sconti

E’ arrivato. Anzi sono in ritardo. E’ uscito qualche giorno fa e io non l’ho ancora ascoltato. Vedi, i Non voglio che Clara non è musica che si possa ascoltare in compagnia. Tendevo a sgomitare quando ho scoperto che era lì e finalmente lo potevo ascoltare. Volevo buttare fuori dalla porta il mio compagno e dirgli: “Senti, devi aspettare, ho un’ascolto urgente! Ho la fretta in petto di  sentire!” Cuffia di un certo costo e parto all’ascolto. Io e i Non voglio cha clara. Non sono sola, ma in questo momento lo voglio essere. Certi viaggi vogliono solitudine.

La prima volta che li ho ascoltati era la fine agosto di 4 anni fa e andò finire che l’ascoltarli mi fece cadere in un sonno ipnotico. Musiche non opportune per animi superficiali, disegni sonori talmente ingenui eppur affaccendati da richiedere una certa dose di neuroni tutti dedicati. Musica per me inclassificabile, ma in quanto tale degna dell’udito sopraffino. Tanti mi hanno chiesto come faccessi ad ascoltare quella ‘roba’. Ho puntualmente risposto che giustificarsi sarebbe un reato. Il vero reato è non possedere formazioni uditiva adatta. Non voglio discutere di un gusto, ma per favore lontano da me la critica vana!

Anche stavolta è iniziato il viaggio, son partita. Sono andata dove cantava l’acqua fresca di una cascatella di montagna,  e ho iniziato a riprendere in mano i ricordi, ho iniziato a capire che stavo vedendo un azzurro un pò insolito, che a tratti si rigava di viola. Sapevo, speravo, desideravo che a un certo punto potesse arrivare una melodia profumata di zenzero. E’ arrivata. E quando è arrivata dal naso è andata giù dritta alle gambe,  pizzicandomele, fino a farmi sobbalzare più in alto verso la cima, dove quella timida cascata sgorgava direttamente dalla terra. E generava una fanghiglia gelida. E dei fitti alberi  mi narravano la storia di qualche decenio fa, quando i cerchi dei loro tronchi ancora non si dovevano contare. A un tratto sprazzi di nuovi dialoghi nell’aria: schegge dissonanti che, pennellando, varcavano sicronicamente la soglia di una emozione  nuova:  attraevano da un’altra parte la consonanza più perfetta.

Tasti bianchi e neri che incontrano corde dense, dolcissime. E una voce che accompagna tutto il tragitto di me viandante.

Viandante, dov’è la via?

Forse sulla corda di quel violoncello virile nel suo abito d’inaspettato che a un certo punto mi riaccompagna al seno pieno di latte: un pianoforte incessante sulle ottave basse.

E poi di nuovo, é la stagione buona, mi torna a sussurrare quel violoncello! Adesso che il viaggio sta finendo, capisco che il viaggiare è stato ben speso, ‘senza sconti’, ma ben speso.

Sarà vero che l’amore viene al mattino presto

che ti coglie nel sonno

Poi ti svegli e tutti gli uomini di prima sono andati

e forse muoiono.

Non voglio che Clara – Dei Cani (2010)

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Informazioni su Mariangela Lecci

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