Filosofia della fiducia

Secondo la filosofia della creatività, il nostro potenziale è spendibile in  accordo all’equilibrio, all’entusiasmo, alla grinta che sentiamo di possedere. Siamo tanto più creativi, quanto più forte è l’impulso a esserlo. Certe volte accade però che quest’impulso ceda alle contaminazioni. Se tutto intorno a noi è pieno di bruttezze, di misfatti, di ingiustizie, di insulti al benessere, di etica pestata allora può accadere che ne faccia le spese la creatività.

Di denunce ne abbiamo un piene le scatole. Questo è un fatto. In certi momenti crediamo di aver già sentito tutto il peggio di ciò che potevamo sentire; e poi invece ci affossano di nuovo, con nuovi scandali, nuove informazioni riguardo chi si dovrebbe occupare della cosa pubblica. Per ogni giorno che passa abbiamo la precisa sensazione che le cose stiano andando peggio.

Ti inventi un lavoro e lo stato non ha fiducia in te e ti abbatte con costi esorbitanti; cerchi un luogo dove far cultura e ti rendi conto che i luoghi non ci sono perchè le persone hanno lo sguardo color della nebbia; metti in gioco tutti i tuoi entusiasmi, ma a fine mese ti ritrovi solo un pacco di bollette che il tuo entusiasmo non è in grado di pagare. Viviamo nell’epoca del furto morale, della disfatta ideologica, della contraddizione della logica costruttiva.

Vedo intorno a me una tristezza senza paragoni. Persone che pur avendo dalla loro la grinta, la passione, la professionalità dopo un po’ perdono la fiducia, perchè qualcosa (o qualcuno) le ferisce a tradimento, le tramortisce, le svilisce. La scena televisiva è cosparsa di profumi di morte, di retaggi demenziali, ogni buca  un inciampo, ogni parola una manipolazione, ogni notizia un falso. La scena giornalistica è un continuo combattere su un fronte che è terra senza cittadinanza, l’obiettivo non è quasi mai la difesa dell’integrità dell’informazione, ma spesso una partita a frisbee tra bugia e vanagloria. Anche la rete spesso scivola in questi meccanismi demagogici. Spesso chi ha più visibilità è chi ha saputo giocare meglio la partita della sola visibilità, non della qualità. La qualità, l’etica, la giustizia, la passione verso il bene collettivo non è argomento da far svettare l’audience, semmai il contrario. Abbiamo talmente tanto la vista appannata da continui reimpasti di cose facili e superficiali, da non essere quasi più in grado di essere attenti, critici, leali verso noi stessi. Ci piace sempre più il gusto momentaneo, la velleità del tutto e subito, ci piace toccare con mano qualsiasi schifezza. Continuando per giunta ad avere l’idea distorta che siamo informati!

Una conseguenza fra tutte di questa evidente manipolazione è la sfiducia. Sentir parlare in continuazione di truffe a nostro carico, depauperamenti, politici che trovano il modo di farla franca, povera gente che non ha di che vivere, fabbriche che chiudono, fuga di cervelli, intellettuali boicottati, progetti che non trovano investimenti alla fine non possono che produrre sfiducia. Confesso che in certi giorni mi sento cadere le braccia. Provo anch’io una grande tristezza interiore.

Ma la sfiducia è anche una malattia dell’anima, un virus che boicotta il cervello, un randello che annichilisce la volontà, un siero velenoso che uccide la creatività. Per molti di noi la creatività è il cibo necessario a colazione. Senza verve creativa il nostro lavoro non può nemmeno cominciare. Ecco allora che dobbiam comprendere come curare la sfiducia.

Una possibile soluzione alla sfiducia io credo sia il decidere di vivere rapporti umani più veri, più genuini. Laddove non arrivo con le mie forze, ho bisogno di creare gruppo, condividere. Se non ce la fa una sola miccia a innescare la combustione, c’è bisogno che intervengano altre fonti di combustione, altre  micce, altri artificieri.

I mesi di relazioni sul web tramutatisi in relazioni vere mi hanno insegnato appunto questo. Io sono felice di ciò, son felice di riuscire a gestire le mie relazioni in modo vivo, non vergognandomi di ciò che non so fare e mettendo a frutto i miei talenti. Confidando nel fatto che l’altro, il mio complementare, la persona che stimo in quanto diversa da me, saprà compensare la parte in cui io non riesco.

A questo servono a mio parere i social network. A questo mi è servito sperimentarli per tanto tempo. A guarirmi dalla sfiducia e a farmi cavalcare senza sforzo l’onda della creatività.

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