Elogio dell'allegria

“Sarà un gusto molto personale, ma a me piace l’allegria con po’ di rumore, di frastuono, come la risata di un bambino piccolo e della persona amata che ti fa il solletico al cuore, come un sorriso silenzioso, ma raggiante.

“Il supremo dono del sorriso”: così Martin Descalzo definisce questo segno esteriore di allegria. E il poeta Luis Rosales ricorda che “in alcuni sorrisi ci si può perdere come in un bosco”.

Amo l’idea di un’allegria personale, perché solo ciascuno di noi conosce le proprie misure, sa da che parte lo porta il cuore, che colori gli donano e che tessuti preferisce. Siamo noi i sarti della nostra esistenza. E non esistono ricette universali di felicità; eppure si può suggerire qualche segreto per aiutare il nostro sarto interiore a realizzare un abito che sia un capolavoro.

Per converso, conosco persone di fronte alle quali si deve iniziare a tremare quando esordiscono così: “Parliamoci chiaro…”, oppure: “Guarda, ti voglio dire la verità”. Viene voglia di rispondere: “No, per favore mentimi.” Molte volte quello che dicono non è la verità, ma una versione personale spesso intrisa d’invidia e di malignità, o semplicemente priva di benevolenza.

Come scriveva Antonio Machado:

“La tua verità? No, la verità.
E vieni con me a cercarla!
La tua, tienitela.”

Dire sempre la verità, ci dicevano da piccoli; ma c’è modo e modo di dire la verità, altrimenti è solo una deliberata volontà di fare del male.
Che tipo di allegria diffondiamo in questo modo?
E che razza di allegria possiamo provare dentro di noi con un simile atteggiamento? Nessuna. Per questo si dice che l’odio è un fucile che spara più dalla culatta che dalla canna. Le sue sorelle minori, la meschinità, l’invidia, l’arrivismo, la malignità, fanno male dentro e fuori.

La risata è il rimedio infallibile.

Ma non bisogna confondere meccanicamente l’allegria con la risata, il sorriso con la risata a crepapelle. Esiste anche infatti una straordinaria allegria silenziosa, intima o deliziosamente discreta, ma allo stesso tempo non bisogna chiudere la porta in faccia alla risata sguaiata, sincera e curativa, che fonda le sue radici nell’allegria, come torrente d’acqua chiara che ci depura un po’ dalla tristezza.

E’ la risata di chi non ride di noi, ma con noi. La risata che è un sorriso amplificato, che scuote il corpo e spazza dall’anima ogni traccia di oscurità.

Riflettendoci, non sembra vero che un semplice movimento delle labbra o soltanto dei muscoli possa trasformare completamente un volto. C’è chi si è innamorato solo di un sorriso. Il sorriso è un’opera d’arte dell’anima e da essa trae quella luminosità che comunica a tutto il corpo. Tant’è che il sorriso e la risatina ipocrita, innaturale e finta, si distinguono immediatamente.

La risata e il sorriso sono patrimonio dell’intelligenza e della sensibilità. Il buon umore non è il contrario della serietà, ma della noia. Come accadeva nel Nome della Rosa di Umberto Eco, il dibattito tra quelli che vedono nel sorriso un aspetto della grandezza umana e quelli che si ostinano a considerarlo come un segno di brutalità o di perversione, si risolve a favore dei primi.

Ridere purifica lo spirito. Ma soprattutto arreca un enorme beneficio alla bellezza e alla salute del nostro corpo. Oggi è scontato parlare dei tredici muscoli che lavorano per formare il sorriso e dei sessantasette che si contraggono per disegnare sul nostro viso il malumore: per cui chi vuol combattere le rughe, sa già cosa deve fare. La risata, inoltre, attiva e accelera la circolazione sanguigna, donando lucentezza agli occhi e un bel colorito. Insomma, ridere fa diventare belli!

Il legame fra la risata e la salute, paradossalmente, è un aspetto ancor più serio. Ci sono numerosi studi che tendono a voler dimostrare come la risata possa avere effetti benefici sul sistema immunitario. Il fatto ha una sua logica, perché è stato dimostrato che le emozioni negative come la paura, la solitudine o la collera agiscono indebolendo le nostre difese. In America è stato lanciato un progetto che si chiama “La ricetta della risata” e ha come patrocinatori e sostenitori gli eredi di Charlie Chaplin, Buster Keaton e i fratelli Marx. La storia di Patch Adams e della sua terapia ci hanno detto molto a riguardo: proprio la clown terapia si è rivelata più efficace di molti farmaci al punto che oggi esiste un gran numero di medici che somministrano ai propri pazienti non solo le proprie conoscenze scientifiche, ma anche molti momenti di spensieratezza.

Ridendo si lascia penetrare molta più aria nei polmoni e più a fondo e di questo ne beneficia tutto il corpo, compreso il cuore.”

Il ricordo più rassicurante e intenso, la rappresentazione più viva che ho dell’allegria è quella di mio padre che davanti ai film di Totò, di Stanlio e Ollio, di Franco e Ciccio ride col cuore rimbalzante, ride fino ad arrivare a non avere più fiato, ride fino a far diventare quella risata contagiosa: questo padre sempre serio, così pieno di regole e disciplina che a un bel momento stupiva tutti ridendo per ore, ridendo come un bambino: quel papà che per interrompere ogni tristezza, come per riprendere vigore veniva verso di me con lo sguardo di chi avrebbe iniziato e farmi il solletico, sapendo che questo avrebbe generato risate a non finire.

Ridere per esprimere i sentimenti più veri: ecco perché mi sono tanto care le parole di Nietzsche:
“Non credere a quella verità che non porti almeno un po’ di allegria.”

Estratti dal libro di Paloma Gomez Borrero Elogio dell’allegria Il Saggiatore

Questo audio-post è stato realizzato per Radio Pereira nell’ambito della rubrica Re-(Esistere) con un libro

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