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RIVOLUZIONE APERTA

Nel  1956 viene pubblicata “Rivoluzione Aperta”, l’opera in cui Aldo Capitini ricordò l’esperienza di Danilo Dolci e chiarì il suo concetto di rivoluzione nonviolenta: “Ci diciamo senz’altro rivoluzionari proprio perchè non possiamo accettare che la società e la realtà restino come sono, con il male, che è anche sociale, ed è l’oppressione, lo sfruttamento, la frode, la violenza, la cattiva amministrazione, le leggi ingiuste.” Cambiamento per Capitini era liberazione da tutto questo, era rinascita come persone affrancate intimamente, persuase che la realtà era costituita dall’orizzonte di chi tentava di realizzare la compresenza, nell’intima essenza della comunità aperta. Le armi della rivoluzione capitiniana sono “le armi dell’unione con altri, della solidarietà, della protesta non violenta, dello sciopero a rovescio, della non collaborazione col male, del sacrificio; e queste armi le usano con maggiore efficienza i poveri, i deboli, i sofferenti.”
Estratto dalla mia tesi di laurea: “Le ragioni della non violenza. Il pensiero o l’opera di Aldo Capitini” 2002
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