Archivi tag: Politica

Il fine giustica i mezzi?

Si attribuisce a Niccolò Machiavelli la fatidica frase “Il fine giustifica i mezzi.” Lui non l’ha mai pronunciata, ma evidentemente la sostanza dei suoi discorsi era questa. Che sta a significare che la politica è amorale. Ciò che conta, egli sosteneva, nella condotta di un capo di Stato è il fine e il raggiungimento del fine rende lecite delle azioni, anche se queste non sono in linea con un codice morale. Ma, purchè la suprema lex sia la Salus rei publicae, all’uomo di Stato ogni cosa è permessa.

PAVANE POUR UNE INFANTE DEFUNTE

Volevo scrivere di ciò che sta accadendo in Italia stasera; poi mi sono fermata. Basta ancora parole. La parola che crea a volte è fatta di silenzio.
C’è un profeta in Italia che ha scritto amare verità scomode, ha raggiunto il successo e vive nascosto suo malgrado; è osannato e minacciato di morte. Sa scrivere e raccontare la verità, ma qualcuno ha deciso che la pagherà per questo.  Qualche anno fa scrisse un libro che ha fatto il giro del mondo. In Italia è venduto ovunque, ma è la vergogna del posto che racconta. Nonostante la sua fosse una scrittura di denuncia con tanto di prove.
Stasera mi accorgo che, ancora una volta, “abbiamo cambiato tutto perchè tutto restasse uguale.”
Il libro è Gomorra, il suo autore, lo conosciamo tutti, è Roberto Saviano.
“Io so e ho le prove.
Io so come hanno origine le economie e dove prendono l’odore.
L’odore dell’affermazione e della vittoria. Io so cosa trasuda il profitto.
Io so.
E la verità della parola non fa prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova.
E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie.
Osserva, soppesa, guarda, ascolta.
Sa.
Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non ritrattano. Nessuno si pente.
Io so e ho le prove.
Io so dove le pagine dei manuali d’economia si dileguano mutando i loro frattali in materia, cose, ferro, tempo e contratti.
Io so.
Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in inaccessibili paesi di montagna. Né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni.
Io vedo, trasento, guardo, parlo, e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra: “È falso” all’orecchio di chi ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere.
La verità è parziale, in fondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica.
Io so e ho le prove.
E quindi racconto. Di queste verità.”





RIVOLUZIONE APERTA

Nel  1956 viene pubblicata “Rivoluzione Aperta”, l’opera in cui Aldo Capitini ricordò l’esperienza di Danilo Dolci e chiarì il suo concetto di rivoluzione nonviolenta: “Ci diciamo senz’altro rivoluzionari proprio perchè non possiamo accettare che la società e la realtà restino come sono, con il male, che è anche sociale, ed è l’oppressione, lo sfruttamento, la frode, la violenza, la cattiva amministrazione, le leggi ingiuste.” Cambiamento per Capitini era liberazione da tutto questo, era rinascita come persone affrancate intimamente, persuase che la realtà era costituita dall’orizzonte di chi tentava di realizzare la compresenza, nell’intima essenza della comunità aperta. Le armi della rivoluzione capitiniana sono “le armi dell’unione con altri, della solidarietà, della protesta non violenta, dello sciopero a rovescio, della non collaborazione col male, del sacrificio; e queste armi le usano con maggiore efficienza i poveri, i deboli, i sofferenti.”
Estratto dalla mia tesi di laurea: “Le ragioni della non violenza. Il pensiero o l’opera di Aldo Capitini” 2002
Enhanced by Zemanta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: