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LA VERITA’ E’ SEMPRE LA PIU’ SEMPLICE

Ogni tanto alla Storia viene il singhiozzo e così capita che arriva il giorno che nasce un uomo che puntualmente sarà accusato d’essere un sobillatore. Ovvero, battuta d’arresto, sovversione di un fenomeno dato per certo, caduta di un assioma (o anche più di uno), dove per assioma intendiamo un discorso incontrovertibile (per Aristotele un assioma era un principio vero e intoccabile). Questo giorno fu nel lontano 1295 (o intorno a quella data, non si sa con precisione): nacque un tale William (Guglielmo per i latini) nella terra d’Inghilterra. La storia della filosofia lo ricorda come doctor invincibilis, ma la Chiesa Cattolica se lo ricorda come una pecora nera. Sta di fatto che era una mente sublime della logica. A quell’epoca gli studiosi si occupavano fondamentalmente di Teologia e di Filosofia. William si toglie subito dall’impiccio: credeva infatti che la Filosofia fosse una materia fin troppo ricca, a patto, pero’, di non perdere tempo con la Teologia (pur essendo frate francescano!!!).
Come dire che la Filosofia e la Teologia erano per Guglielmo due modi diversi di concepire la vita, oltretutto divisi da un fossato invalicabile.
Guglielmo d’Ockham, un giorno, rivolgendosi a papa Giovanni XXII, gli inviò il seguente messaggio: “Se leggi con attenzione la vita di san Francesco ti renderai conto di cosa vuol dire vivere da autentico cristiano. Non come te, papa inverecondo, che sguazzi dalla mattina alla sera in mezzo ai velluti e ai gioielli dei tuoi salotti!”. Convocato a causa di questa frase ad Avignone nel 1324, si fece prima quattro anni di clausura in un convento, per poi scapparsene giusto in tempo il giorno prima del processo. Rifugiatosi, infine, presso Ludovico il Bavaro, pare che si sia presentato all’imperatore dicendo: “Tu difendimi con la spada e io ti difenderò con la penna!”. Nel frattempo, però, il Papa aveva nominato una commissione di sei alti prelati che in men che non si dica stilarono contro di lui un’accusa di vilipendio articolata in cinquantuno imputazioni. Col vilipendio, all’epoca, c’era poco da scherzare: era quanto di peggio poteva capitare a una persona. Nella migliore delle ipotesi si rischiava l’ergastolo, altrimenti si veniva bruciati vivi sulla pubblica piazza.
Ora, oltre a dire la verità dei costumi al papa, William ha fatto di peggio. La storia della logica lo ricorda infatti come colui che ha formulato questo modo di pensare: ” E basta con tutta questa speculazione a tutti i costi su ogni argomento!!!…”
Altrimenti detto con tre sue frasi:
1. « Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem. »
« Non moltiplicare gli elementi più del necessario. »

2. « Pluralitas non est ponenda sine necessitate. »

« Non considerare la pluralità se non è necessario. »

3. « Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora. »

« È inutile fare con più ciò che si può fare con meno. »


OVVERO:
“A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta” Il rasoio di Ockham
(Ockham’s razor)


E’ inutile formulare più assunzioni di quelle strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno: il rasoio di Ockham propone di scegliere, tra le molteplici cause, quella che spiega in modo più semplice l’evento. E questo rimane ancora oggi la chiave di volta del problem solving a tutti i livelli.
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